Rapporti & Relazioni

Il ciclismo dà, ma non prende

di Gian Paolo Ormezzano

Viene in mente al vecchio giornalista delle due ruote senza motore (e senza pe­dalata assistita elettricamente) una sorta di paradosso che poi paradosso non è, come accade sempre o quasi, nella storia piccola e grande dell’umanità, dove la bizzarria massima presto o tardi diventa regola, normalità: il ciclismo è l’unico dei grandi sport po­polari a dare sempre qualcosa e spesso molto alla televisione, mentre in linea di massima la televisione dà qualcosa o molto agli altri sport, su tutto la visibilità che è anche pubblicità.

Subito un esempio, magari il più semplice ed intenso: nel calcio è indubbio che la televisione dà mol­to a questo sport, anzi a questo gioco, con riprese sempre più ricche e intriganti, giochi di andirivieni sullo schermo fra il tutto scenico e il particolare intimistico, primi piani in linea di massima efficaci e rivelatori e magari anche spettacolari, e ultimamente pure il passaggio (che sembra un passeggio, una carezza elettronica) delle telecamere sulla folla dello stadio, a scoprire situazioni ed at­teggiamenti speciali. Al calcio la te­levisione dà ogni giorno di più, con il progredire della tecnologia e quindi della forza e chiarezza e “presa” delle immagini (accade ta­lora anche con il criticatissimo Dazn, che toglie qui ma inventa lì). Basta guardare, per un confronto, alle squallide, povere ri­trasmissioni di partite antiche - specialmente su Rai Sport ora purtroppo “minata” dalle novità che mandano fuori uso apparecchi e decoder - con immagini che nel mondo del cinema si dicono da pellicole della serie “piovosa”, con gli schermi rigati, imperante poco dopo la scoperta dei fratelli Lumière.

E si pensi anche alle folle di allora riprese sugli spalti: pochissime donne, spesso nessuna, uomini in giacca e/o cappotto, tutti col cappello a tesa o tipo berretto basco che evidentemente “faceva sportivo”, sguardi concentrati sul campo di gioco mentre adesso la gente degli stadi ha preso l’abitudine a guardare an­che i grandi tabelloni televisivi, con immagini del campo ma an­che delle gradinate: e così  spesso uno si scopre ripreso e “proposto” al grande pubblico, lì allo sta­dio come nelle case, e  fa la faccia insieme stupita e contenta e pazienza se anche scemotta, quando addirittura non trova il tempo per sventolare un salutino con la manina. Gente che è ripresa, il che in fondo significa presa due volte, cioè attirata se non im­prigionata allo stadio e poi usata per fare un minimo di scenografia umana che non sia solo di genere atletico (servono a ciò anche i nevrastenici delle panchine, sempre più scovati ergo usati dalle telecamere).
Una competizione ciclistica, che non sia rinchiusa, compressa quanto a im­ma­gini e sequenze in una pista dove tutti i concorrenti sembrano fare la stessa identica cosa, cioè pedalare uniformemente, “dà” invece, “dà” eccome, alla televisione e di riflesso ai telespettatori do­vunque essi siano. Sullo schermo città affollate e vuotissimi deserti, grattacieli e palme da datteri, asfalto o sabbia e corsi d’acqua, pianure e montagne, verde di erba giallo di grano nero di lava azzurro di mare rosso di fiori, bacini di acque piccoli, lacustri, o immensi oceani. Il paesaggio, insomma, cioè il mondo, naturale ed artificiale. Sulla strada e ai lati di essa non solo biciclette ma automobili, motociclette, carri, veicoli... E poi uomini nel senso anche di donne e bambini, un immenso diorama umano, facce felici, ansiose, gaudenti, irate, partecipi, snobbanti…                                                                                                                                                          

Qualcosa o anche molto di questo viene teleofferto pure da altri sport, chi lo nega?, ma in genere questi stessi sport recepiscono e distribuiscono quello che la televisione dà loro, mentre il ciclismo offre alla stessa televisione una materia composita e sempre rinnovantesi, chilometro dopo chilometo anzi metro dopo metro di strada. Con creazioni speciali, inattese specie per gli inesperti: si pensi alla “scoperta” di cose (facce, corpi, fachirismi, acrobazie, maquillages col fango) offerta dall’ultima strepitosa Parigi-Roubaix, con la novità della data autunnale e dunque di un tempaccio spettacolare, e per noi italiani poi con l’epifania di un certo Son­ny Colbrelli.

C’è una morale, nel sen­so non a tutti i costi etico di conclusione, di questo nostro amoroso arzigogolo? Purtroppo sì - temiamo, o meglio temo - ed è che il ciclismo continua a non sapere cosa, quanto vale in tanti sensi, e a regalare tutto se stesso ad una sorta di vampirizzazione eseguita  da tanti, a offrire anche sulla propria pelle ingredienti per ogni tipo di spettacolo, dalla umana sofferenza estrema alla quasi soavità arcadica. E continua  intanto a patire sui me­dia, dalla televisione in giù o in su, la sottomissione quanto a spazi e tempo a sport che prendono di più e danno di meno (per non dire sempre del calcio, si pensi al riveritissimo tennis, un balletto con cast umano ridottissimo e in posti eguali fra di essi, lo stesso scenario naturale artificiale giorno dopo giorno). Storia vecchia, ma ripetersela dentro, rinnovarsela addosso fa sempre nuovo male.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
Se nel gravel una maglia e bib aero non sono più abbastanza per voi, la soluzione giusta si chiama Unlimited Speedsuit, il body prodotto da Castelli sulle indicazioni di chi il gravel lo corre ai massimi livelli. Tessuti e soluzioni...


Il Giro d’Italia è arrivato a Milano e per Nuncas la quindicesima tappa ha significato un vero e proprio benvenuto a casa. L’azienda milanese, da anni specializzata nella cura dei tessuti e dei capi tecnici, ha accolto in città i...


Pardus, il marchio cinese di biciclette di alta gamma, ha ufficialmente debuttato in Europa. Distaccandosi dal tradizionale modello di esportazione, Pardus è l'unico marchio ciclistico cinese ad aver stabilito una presenza aziendale permanente come azionista europeo. Il marchio entra nel...


Ci siamo, entriamo nella settimana che porta all’Unbound, un evento che con The Traka rappresenta una sorta di mondiale per il movimento gravel. A che tipo di corsa assisteremo? Semplice, sarà spettacolo puro e le velocità saranno folli! A rendere...


Alla fine è sempre così, quando ne hai più bisogno, non la rovi ma, una situazione che difficilmente potrà verificarsi con Star+, la chiave multiuso tascabile di Eleven, sempre pronta per piccole regolazioni quotidiane.  Pensata per accompagnarti in ogni...


Siamo nel 2026 e i raggi in carbonio quasi non fanno più notizia, o meglio, fanno notizia se definiti di prima o terza generazione. Ma in una ruota c’è davvero molto in gioco e sono diversi i particolari costruttivi che...


Colnago annuncia con orgoglio che la bicicletta Steelnovo è stata insignita del prestigioso Premio Compasso d’Oro ADI 2026, il massimo riconoscimento al valore e alla qualità del design italiano. La giuria internazionale ha premiato Steelnovo per la sua straordinaria capacità...


La nuova Dimension R2 CPC è la versione dotata di tecnologia Connect Power Control della più classica Dimension R2, una sella che oggi possiamo tranquillamente definire iconica per via del suo larghissimo apprezzamento. In questa nuova versione fa un salto...


Nasce il primo Circuito Gravel del Veneto, grazie all’alleanza strategica tra Keepsporting Italia ASD, realtà organizzativa di riferimento nel panorama del ciclismo nel Nord-Est d’Italia — già nota per l’Ultracycling Dolomitica — e Ciclo Promo Components SPA, title sponsor del...


Un momento così speciale, come l’esordio assoluto in un Grande Giro, merita delle scarpe speciali. DMT ha ultimato in questi giorni un’edizione unica di KR0 EVO Superlight pensata per la Unibet Rose Rockets, che con la sua partecipazione alla Corsa...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024