Scripta manent
Buon anno a Gianni Rossi...

di Gian Paolo Porreca

non ci abbiamo pensato a lungo, prima di trovare un destinatario per la nostra pa­gina di inizio anno.
Caro Gianni, Gianni Rossi, scrittore e ciclofilo di Tor­to­na, anche se non ci conosciamo di persona, ci siamo conosciuti su pagina ed e-mail, anche ai tempi in cui What’s App era imprevisto futuro, nel nome del ciclismo e della scrittura fantastica al ciclismo dedicata, e nel segno di amici storici come Gian Paolo Ormezzano e letterati puri come Andrea Ma­ietti, e sotto il balcone sentimentale e poetico pure - a voi tanto stretto al cuore - di Fausto Coppi..

Caro Gianni, ci è parso giusto dedicare a te in modo personalmente pubblico questo spazio, e non solo perché il 2 gennaio - accade da decenni, ogni anno - ri­corre il giorno della morte (2 gennaio 1960) di Fausto Coppi, l’eroe eponimo del mondo vostro e del nostro mondo a pedali.
Ci è parso oltremodo sacrosanto e onesto per quanto tu nei mesi scorsi hai saputo ideare e disegnare, con gli amici di Castellanìa, nel desiderio di ricordare la avventura umana e sportiva di Fau­sto Coppi, coinvolgendo anche il mio territorio - la Cam­pania, Caserta - in questo progetto. Già, Gianni, il raid cicloturistico a tappe Ca­serta - Castellanìa, per fi­ne luglio, allo scopo di rammentare il ritorno di Fausto Coppi alla bici da corsa, nel­la sua prigionia “a piede li­bero” di Caserta, e poi il ritorno - a pace sancita - in bicicletta, la risalita del­l’Italia, dalla ospitale Caserta alla Castellanìa nativa.

Caro Gianni, questa struggente ipotesi di recupero di una storia, una rilettura dell’I­talia sessanta anni dopo, lo sappiamo bene, non è poi andata in porto per la scomparsa tragica del tuo e vostro capo-cordata, Mario Zadra, vittima di una caduta in bici, mentre si allenava giustappunto...
Ma questa intenzione, questa condivisione di valori, il tuo (vo­stro) desiderio di voler tracciare a mani unite e non estranee la vicenda italiana di Fausto Coppi, ci colpì allora, e ci intriga ancora oggi.

Caro Gianni, noi (non solo io) ti ringraziamo oggi per aver traslato in quei giorni prima dell’estate la tua ciclosofia dal Piemonte alla Cam­pania ed averci regalato una accensione sentimentale inattesa. (Noi del ciclismo, così emarginati, diciamolo pure, dai circuiti che contano e cantano).
E ti auguriamo per il 2017 - eccoci, siamo arrivati all’incrocio ineludibile del tempo - di poter realizzare questo sogno a pedali, strada per strada. Se il ciclismo ha an­cora un senso, qualunque ne sia il suo futuro, che ci ap­parterrà poi parzialmente, lo deve solo al cuore e alla passione di uomini come te. Da Caserta a Castellanìa, anche per chi non c’è più ma in bicicletta ci sarà sempre.

Un abbraccio ed un augurio forte.

P.s. E grazie per quel tuo li­briccino Sbocci & Sgusci, in cui a pagina 57 evochi la stagione dei treni. E ricordi i viaggi da pendolare, da Tortona a Milano Centrale, con Luigi Albertelli, il paroliere della Ricordi...
Quel diretto delle 6,40, racconti, gli avrebbe ispirato Casa mia, portata poi al successo dall’Equipe 84. Già, anche il treno, come il ciclismo, è poesia. In tandem. Andatelo a raccontare fra le genti, voi che potete.
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