Milan, la freccia tricolore

di Carlo Malvestio

«Se a Tokyo sono sta­to io a fare la differenza, a Parigi è stato San Jonny Milan da Buja a trascinarci alla medaglia di bronzo». Parola di Fi­lip­­po Ganna, qualche secondo dopo aver conquistato il terzo gradino del podio nell’inseguimento a squadre delle ultime Olimpiadi.
«Non c’è dubbio, Milan al momento è il velocista più forte del mondo». Que­ste invece sono parole di Mads Pe­dersen, compagno di squadra di Jonathan alla Lidl-Trek: i due, insieme, hanno stradominato il Giro di Germania, col friulano che ha vinto tre tappe e il danese le restanti due, oltre alla classifica ge­nerale.
Per numeri e per peso delle vittorie, Milan è al momento il faro del ciclismo italiano. I segnali che aveva lanciato nel 2023 erano chiari e quest’anno, tra le fila del team di Luca Guercilena, ha spiccato il volo a suon di watt. Nelle 5 corse a tappe a cui ha preso parte nel 2024, ha sempre vinto almeno una frazione (3 al Giro) e a fine agosto può vantarsi di aver raggiunto la doppia cifra. Il tutto è arrivato in una stagione piuttosto delicata, visto che la preparazione a Parigi 2024 ha portato pensieri, complicazioni e una sorta di Tetris per riuscire ad inserire in calendario tutti gli appuntamenti che aveva cerchiato di rosso. Ma la stagione di Jonny non è finita, c’è ancora più di un mese di ga­re, alcune delle quali si presentano in ma­niera davvero succulenta.
Lo abbiamo sentito subito dopo la pri­ma tappa del Renewi Tour, da lui vinta con una volata lunga di pura potenza, in cui nemmeno un corridore come Jasper Philipsen, vincitore di 9 tappe al Tour de France negli ultimi 3 anni, è stato in grado di impensierirlo.
Jonny, Philipsen non è riuscito nemmeno a uscire dalla tua ruota.
«È stato un rischio, ma mi è andata be­ne. Sono partito lungo, ai -250 metri, e gli ultimi 300-400 metri salivano co­stantemente al 3-4%. La mia idea era quella di partire il più vicino possibile al traguardo, ma ero a ruota di Van der Poel e lui si è spostato ai -270. A quel punto mi è toccato partire e per fortuna sono riuscito a tenere fino alla fi­ne». 
La volata lunga, in testa, sta diventando una tua specialità.
«Sarebbe meglio farne il meno possibile, però. Perché una volta ti va bene, un’altra c’è il rischio che ti saltino. Certo, la cosa più importante è arrivare a fare uno sprint pulito e ultimamente ci sto riuscendo, grazie soprattutto alla squadra, fortissima. E vi assicuro che non è per nulla facile, perché ogni volata ha la sua storia, spesso ci sono strade strette e tortuose, ma il team riesce sempre a portarmi bene da­vanti. Anche qui al Renewi Consonni, per esempio, sta facendo un grandissimo lavoro».
Anche perché al Renewi ci sono tutti i migliori velocisti del momento.
«Sì, ci sono veramente tutti tutti, ancor più che alla Tirreno-Adriatico. Poi è difficile che arriviamo a fare tutti una volata pulita, infatti mi è dispiaciuto sapere che Olav Kooij e Dylan Groene­wegen son caduti e si son dovuti ritirare, però è sicuramente la corsa col livello di sprinter più alto a cui ho partecipato. Vincere, quindi, è una bella soddisfazione».
Ma facciamo un passo indietro, ti avevamo lasciato a Parigi con la medaglia di bronzo al collo. 
«Dopo Parigi ho fatto un giorno e mez­zo di riposo, ma poi mi son subito dovuto concentrare sulle corse su strade. Non ho dovuto fare grande intensità, perché con la pista da quel punto di vista ero già abbastanza “sul pezzo”, però ho fatto un po’ di uscite da 5-5 ore e mezza per essere pronto e pimpante al Giro di Germania. E direi che è andata bene».
Hai avuto modo di ripensare a quanto fatto a Parigi?
«Certo, ci ho ripensato, ma quei giorni sono volati via davvero velocemente. Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto, ma la testa è già suoi nuovi obiettivi, non c’è tempo di fermarsi».
Ormai parti favorito in qualsiasi volata, indipendentemente dagli avversari. Che sensazione è?
«Mi fa piacere lo diciate voi, godere di una buona considerazione è sempre bello. Ma a me cambia poco, non sento la pressione e anzi sapere di avere delle chances di vittoria mi carica enormemente. Poi, come ho già detto, ogni volata è a sé, a volte va bene a volte va male, però quest’anno ci stiamo sicuramente divertendo».
Ma non lo diciamo solo noi. Il tuo compagno Pedersen ha detto che al momento sei il più veloce di tutti…
«Che dire… grazie! Ricambio dicendo che Mads è un corridore straordinario, anche se quest’anno è stato sfortunato con la caduta alla Dwars door Vlaan­de­ren che lo ha limitato nelle classiche e poi anche al Tour de France, dove era arrivato in formissima. Dopo le Olim­piadi, però, è rientrato alla grande, al Giro di Germania l’ho visto da vicino…».
Che rapporto hai con lui?
«È l’esempio perfetto di leader. Ha sempre tutto sotto controllo, c’è un rapporto di amicizia e rispetto. In realtà quest’anno ci siamo incrociati solo alle classiche del Nord e poi in Germania. Però insieme ci siamo sempre divertiti».
All’Europeo nel Limburgo te lo troverai contro. 
«Sarà un osso duro, sicuramente è uno dei corridori che andranno tenuti maggiormente d’occhio. La volata me la farà sudare, anche se lui potrebbe fare bene persino in uno sprint a ranghi compatti».
A tal proposito, hai visto il percorso dell’Europeo?
«L’ho guardato sì, e non mi dispiace. Ci sono un po’ di insidie, ma non sembra impossibile da digerire per un velocista. Poi non sai mai come va una cor­sa, a maggior ragione perché siamo in Belgio a metà settembre, c’è il rischio di pioggia e vento. Vediamo, sono cu­rioso».
Sarai capitano dell’Italia in una rassegna su strada. È un’esperienza nuova?
«Sì, avevo partecipato all’Europeo di Monaco nel 2022 con Viviani capitano ma poi non ho più avuto modo di in­dossare la maglia azzurra su strada. Far­lo da capitano sarà una cosa nuova, interessante».
Staccherai la spina dopo l’Europeo?
«No, nessun riposo, ormai siamo lanciati con la parte finale della stagione. Do­po il Renewi c’è la BEMER Cyclas­sics di Amburgo e dopo l’Euro­peo ho ancora due semiclassiche in Belgio, la Super 8 e la Gooikse Pijl. Il programma è ancora fitto, ormai il riposo lo avrò a fine stagione».
Hai in programma anche il Mondiale su pista in Danimarca?
«Lì c’è un punto di domanda. Do­vre­mo fare un po’ di valutazioni, perché la stagione è stata molto dispendiosa, soprattutto dal punto di vista mentale con la preparazione alle Olimpiadi e la fatica, ammetto, la sto sentendo. In più il Mondiale è davvero in là, dal 16 al 20 ottobre, il che significa prolungare ulteriormente la stagione. E parliamo di un Mondiale, che merita di essere preparato a dovere con la voglia e la motivazione di ottenere il massimo risultato, non solo per dire “io c’ero”.  Non vo­glio escluderlo, perché sono eventi di grande prestigio, ma al mo­mento non so dire se ci sarò o meno. So che è una risposta che non vi soddisfa, ma è la verità ad oggi». 
La pista rimarrà parte integrante del tuo calendario nel futuro prossimo?
«Nei prossimi anni voglio concentrarmi un po’ di più sulla strada ma gli allenamenti in pista male non fanno, come si è visto in questi anni. L’importante è continuare a crescere e progredire». 
Ancora un mese e mezzo di fatiche, hai un desiderio?
«Andare in vacanza… (ride, ndr). So­no sincero, è un grandissimo sprono per provare a fare bene in questa ultima parte di stagione. Lo è per me, ma credo un po’ per tutti. Non ho ancora prenotato nulla, ma appena finisci la vacanza l’anno precedente cominci a pensare «dove potrei andare l’an­no pros­simo?”. Poi ti passa di men­te, perché devi pensare al Giro e alle Olim­pia­di, ma in questo periodo l’idea è tor­nata prepotente. Nei mo­menti più tranquilli mi piace studiare dove potrei andare. Finiamo be­ne questa stagione e poi finalmente sarà relax!».

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