Scripta manent

La Cas-Cas e il nuovo battesimo di Coppi

di Gian Paolo Porreca

E allora siamo tutti qui, a sentirci un po’ secolari e un po non di meno giovani, tutti qui - perché “Coppi ha sempre 20 anni”, diritti di autore per sempre a Bruno Raschi - a salutare l’inizio di quel 2019, che per il ciclismo e la sua storia leggendaria, rappresenta il centenario della nascita - 15 settembre 1919 - di Fausto Cop­pi.
Siamo tutti qui, e semmai ci siamo regalati lo strepitoso Coppi per sempre di Bul­ba­rel­li e Petrucci, per non di­menticare nulla di nulla, fo­togramma dopo fotogramma, della sua storia sportiva e umana. Ma è singolare ed emblematico, mai come in questa occasione quasi liturgica, che la memoria stentorea della sua nascita da cifra tonda inizi tuttavia all’incontrario, con l’omaggio rituale a quel 2 gennaio, che segnò la data - 2 gennaio 1960 - della sua scomparsa.

È una meditazione trasversa e profonda, questo celebrare Coppi, nel 2019, per il suo centenario, continuando ogni anno però a ricordarne la fine prima. La morte, pri­ma della nascita, una illuminazione che ci detta una lettura umilissima più che severa, controcorrente a Natale ma struggente non di meno, della vita.
E sarà così, nel nostro modesto palcoscenico di essai, di “Coppi in Campania”, che il 2 gennaio sarà come tradizione officiata ad Ercole, la frazione di Caserta dove il campione trascorse i suoi pri­mi mesi in Italia, dopo la fine della guerra e il ritorno dalla prigionia nel Nord Afri­ca, una messa in suo ri­cordo, per l’iniziativa che si ripete di appassionati locali illustri: Amedeo Marzaioli, Pasquale Ventriglia, Angelo Letizia. Già, dal 1 febbraio al 29 aprile 1945, il soldato Coppi, ospite nel minuscolo borgo di Ercole, attendente del tenente della Raf To­well... Il soldato Fausto Cop­pi, primatista dell’ora e pure vincitore di un Giro, quello del ’40, l’ultimo che si corse prima della guerra… Ad Ercole, nella cappella privata della famiglia Michitto, giusto a 50 metri da quel palazzo Antonucci, dove appunto Fausto Coppi, un ragazzo più che un campione allora di appena 25 anni, avrebbe provato a ricominciare, a inforcare una nuova bici e a sognare ancora un traguardo, che non fosse solo quello di arrivare al giorno dopo.

E in questa occasione, ed ec­co ancora la scintilla di vita che si sprigiona, verrà ribadito ufficialmente un progetto che ricorderà la peripezia sportiva e personale di Fau­sto Coppi in una maniera emozionante. Parliamo di quella Caserta - Castellania, in più tappe, che sarà tracciata sulla base dell’itinerario che Fausto Coppi percorse appunto nella sua risalita del­la penisola, il suo “tornando a casa”, lasciando Ercole e la Campania il 30 aprile 1945.

Non si sa ancora la data di partenza da Caserta di questo viaggio di cicloappassionati “coppiani” tortonesi, nel se­gno di Gianni Rossi e Giam­paolo Bovone, emuli di un capocordata storico come Mario Zadra. Ma si conosce già, stampata a pagina intera, la sua data di arrivo. Sarà il 15 settembre 1919, il giorno della nascita di Coppi, a Ca­stellania. Perché è giusto, ul­tragiusto e anche sacro, che la corsa di un uomo possa fi­nire con un nuovo battesimo ideale, anche cento anni do­po.

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