di Paolo Broggi
Anche il più lungo dei viaggi ha bisogno che si faccia il primo passo, anche il più ardito dei sogni ha bisogno che si chiudano gli occhi. L’Italia della pista il primo passo l’ha fatto, per un viaggio lungo 1.240 giorni e 9.774 chilometri. Allo stesso tempo, l’Italia della pista ha chiuso gli occhi e cominciato a sognare Los Angeles 2028. Ma subito dopo quegli occhi li ha riaperti per puntarli dritti sull’obiettivo e cominciare a lavorare per conquistarsi quel viaggio e costruirsi quel sogno.
Sul legno del nuovo velodrono di Heusden-Zolder, i campionati Europei hanno aperto la stagione e si sono trasformati nel primo passo di quel viaggio che porta all’appuntamento di Los Angeles 2028 con i Giochi che si svolgeranno dal 14 al 30 luglio e la pista che sarà protagonista, come da tradizione, nella seconda settimana.
QUADRO GENERALE. La rassegna continentale ha offerto l’occasione a tante nazioni di “testare” giovani pistard, di farli esordire ad alto livello e di capire a che punto è il cambio generaionale che accompagna sempre l’inizio del nuovo quadriennio olimpico.
A dominare la scena sono stati i Paesi Bassi che riescono a sfornare talenti con grande continuità: a trascinare la nazionale il fenomeno Harrie Lavreysen - che ha già vinto di tutto e di più nella velocità ma ha solo 27 anni - e Hettie Van de Wouw, con l’asso calato da Lorena Wiebes che si sta innamorando sempre di più della pista e che ha dovuto cedere solo alla nostra Martina Fidanza nello scratch.
Germania e Gran Bretagna stanno lavorando bene con Tim Torn Teutenberg e Anna Morris a trascinare il gruppo mentre la Francia sta ricostruendo il suo settore velocità, per anni fiore all’occhiello del movimento transalpino, e sta crescendo molto bene il Portogallo che ha sì pochi atleti ma tutti giovani e di grande talento, a cominciare da quel Iuri Leitao che, oltre a gambe potenti, ha portato in pista un nuovo modo di interpretare le corse di endurance.
Si sta riaffacciando alla ribalta nella velocità femminile la scuola russa, nascosta sotto la maglia bianca degli Atleti Individuali Neutrali: Yana Burlakova, classe 2000, e Alina Lisenko, addirittura 2003, stanno bruciando le tappe e si stanno conquistando un posto al sole nell’élite mondiale: certo, non sono ancora a livello di Emma Finucane, la ventiduenne britannica che ha fatto incetta di ori a Parigi 2024, ma stanno crescendo molto.
ITALIA, DONNE ENDURANCE. Veniamo all’Italia e cominciamo la nostra analisi con la prima grande certezza: le azzurre del settore Endurance si confermano di livello assoluto. Pur essendo solo in quattro in questa edizione degli Europei (Balsamo ha privilegiato la strada, Paternoster è in bacino di carenaggio dopo la caduta in Australia) e pur arrivando da giorni difficili - Alzini, Guazzini e Consonni sono tutte cadute all’UAE Tour pochi giorni prima della rassegna continentale - le azzurre hanno confermato il titolo nell’inseguimento a squadre, Guazzini e Consonni hanno conquistato l’argento nella madison arrendendosi solo alle olandesi Van Belle e Van der Duin che cercavano la rivincita dopo Parigi2024, Martina Fidanza ha conquistato l’oro dello scratch battendo Lorena Wiebes e l’argento nel km da fermo (specialità che ha fatto il suo esordio ufficiale, prima si disputavano i 500 metri) affrontato senza alcuna preparazione specifica.
In chiave Los Angeles 2028 c’è da stare sereni: il gruppo azzurro è ancora molto giovane, c’è Federica Venturelli (anche lei ha dovuto rinunciare per i postumi di una caduta su strada) che cresce molto bene e c’è spazio e tempo per l’arrivo di forze nuove. L’obiettivo è il podio olimpico, il sogno è colorato d’oro.
ITALIA, DONNE VELOCITA’. Il ct Ivan Quaranta sta lavorando per costruire il settore attorno a Miriam Vece e in questo caso possiamo parlare di un viaggio e di un sogno ancora più lontani: l’obiettivo ragionevole è Brisbane 2032. Beatrice Bertolini ha 19 anni, Siria Trevisan e Matilde Cenci addirittura 17 e al loro confronto Miriam Vece, che di anni ne ha 27, sembra una veterana. La cremonese ha mostrato nuovi progressi arrivando a giocarsi il bronzo nella velocità e chiudendo quinta nel keirin, le altre ragazze hanno fatto un’esperienza importante e possono solo crescere alla scuola di Ivan Quaranta che ha visto riconosciuto il suo valore con la nomina a ct della nazionale per le specialità veloci.
ITALIA, UOMINI ENDURANCE. Assenti i campioni olimpici di Tokyo2020 Ganna, Milan e Consonni e la loro prima riserva Moro, il ct Marco Villa ha puntato sui giovani, molti dei quali all’esordio in una grande manifestazione élite. Villa ha affidato a Francesco Lamon il compito di dettare i tempi a Boscaro, Favero, Galli e Grimod (quest’ultimo schierato in finale al posto di Galli) e di portare il quartetto ad un quarto posto che alla vigilia sembrava il miglior risultato ottenibile, come poi si è verificato.
Quarto posto per Renato Favero anche nel torneo individuale dell’inseguimento. Il ventenne veneto (ha compiuto gli anni proprio il 27 febbraio) della Soudal Quick Step Devo ha fatto segnare in qualificazione il tempo di 4.08.862 e poche ore più tardi ha perso la sfida per il bronzo con il britannico Michael Gill. Buono anche il sesto posto di Etienne Grimod, altro elemento da seguire.
Giovanissimi anche Davide Stella e Juan David Sierra che sono stati impegnati nello scratch, nella corsa a punti e nella madison: protagonisti plurimedagliati nelle categorie giovanili, hanno avuto un debutto di fuoco tra gli élite e sicuramente potranno continuare a crescere alla scuola di Dino Salvoldi, il tecnico che li ha seguiti nel percorso da juniores e al quale ora è stata affidata la nazionale maschile della pista.
Deludente l’Europeo di Elia Viviani che si è fatto sorprendere nell’eliminazione e non ha trovato il passo giusto nell’omnium. La sua presenza, comunque, è stata di stimolo e di insegnamento per tutti i giovani della selezione azzurra.
ITALIA, UOMINI VELOCITA’. I risultati del lavoro svolto da Ivan Quaranta sono sotto gli occhi di tutti. Matteo Bianchi ha riconfermato il titolo europeo del km conquistato nel 2024 ed è stato l’unico tra i partecipanti a scendere in entrambe le prove sotto la barriera del minuto. Daniele Napolitano, Stefano Minuta e Mattia Predomo rappresentano una certezza per la Team Sprint. Dopo le qualificazioni, l’Italia si è arresa al primo turno contro la straordinaria nazionale olandese ma ha continuato a mostrare progresssi. E Mattia Predomo, che non va dimenticato ha solo 20 anni, comincia a farsi largo nella velocità, ha battuto nella sfida diretta il quotato tedesco Dornbach e si è arreso negli ottavi allo straordinario olandese Harrie Lavreysen costretto... ad impegnarsi per battere l’azzurro. Nel keirin Stefano Moro si conferma una certezza, anche se questa volta ha solo sfiorato il podio.
IL BILANCIO DI QUARANTA. «È stato sicuramente un Europeo positivo per il nostro settore. Abbiamo riconfermato il titolo con Matteo Bianchi nel chilometro mentre Martina Fidanza, che mi è stata affidata per questa disciplina, ha conquistato un ottimo secondo posto. Mi dispiace per la quinta posizione di Miriam Vece e la quarta di Stefano Moro nel keirin: avrebbero potuto diventare due bronzi ma non dimentichiamo che fino a due anni fa le finali le guardavamo dalla tribuna. L’anno scorso Moro ha già ottenuto un bronzo nel Keirin e per il prossimo quadriennio abbiamo tutte le carte in regola per essere sicuramente protagonisti».
IL BILANCIO DI VILLA. «Siamo partiti con fiducia, consapevoli della solidità del settore femminile, che ormai deve raccogliere risultati, essendo stato costruito con cura negli ultimi anni. Sappiamo anche che il settore maschile necessita di un graduale rinnovamento, un processo che stiamo affrontando passo dopo passo. Nel quartetto abbiamo inserito due giovani insieme ad atleti più esperti, ottenendo un buon quarto posto. Inoltre, due giovani nell’inseguimento individuale si sono difesi bene, registrando ottimi tempi, Favero addirittura in finale per il terzo e quarto posto. Non dimentichiamo che fino al 2024 in queste finali c’erano Milan e Ganna. Per quanto riguarda la Madison e le altre gare di gruppo, sapevamo che i giovani avrebbero dovuto soffrire, ma Sierra e Stella si sono comportati molto bene e hanno dimostrato grande carattere: nella madison sono riusciti a vincere due volate, pur soffrendo negli ultimi 15-20 chilometri, dove il ritmo elevatissimo si è fatto sentire. Questo dimostra che abbiamo qualità: ora dobbiamo lavorare per acquisire, nei prossimi due o tre anni, quell’esperienza e quella resistenza necessarie per competere al massimo livello».