Editoriale

di Pier Augusto Stagi

DEFAULT. Il sistema ciclismo sta implodendo. Sono i numeri a dirlo, non certo il sottoscritto. Sono ricerche approfondite che da tempo sono sulle scrivanie di dirigenti, manager e stakeholder. Basta leggerle, anche distrattamente. Seguitemi. Nel 2002 il budget del World Tour era di 150 milioni di euro, nel 2010 di 170. Lo scatto nel 2011, quando si sale verso i 225 milioni. Dopo soli due anni l’ammontare sale a 275. Dal 2015 al 2019 si va da 305 ai 340, ma è dal 2020 che si registrano le accelerazioni più sensibili, con il budget 2024 che arriva a toccare i 500 milioni di euro.

VENTICINQUE. Stesso discorso per i team. L’investimento medio per una squadra di World Tour era di 5 milioni nel 2002 e fino al 2015 è rimasto in una zona ragionevole: 14. Dal 2020 l’impennata più significativa: oggi la media è di 25 milioni di euro, con teams che arrivano a spendere in una sola stagione 60 milioni di euro (Uae Team Emirates XRG). Al secondo posto troviamo la Red Bull Hansgrohe (50) e appena dietro la Visma Lease e Bike (45) e la Ineos (40), così come la Lidl-Trek a ruota. Fanalini di coda la Cofidis (24), la Intermarché (18) e la Arkea-B&B Hotels (17).

ARKEA QUARTA FORZA. L’investimento più performante (budget e punti ottenuti), più redditizio nel combinato disposto tra investimento e punti raccolti? È quello della XDS Astana, seguita dalla Uae Team Emirates e dalla Lidl-Trek. Incredibile la posizione della piccola Arkea, che in questa particolare classifica è addirittura al quarto posto, a conferma che i soldi che ha speso sono stati investiti al meglio. La peggiore? La Red Bull, ma anche la Ineos non è messa benissimo, visto che è quart’ultima.

CALENDARI. In sostanza, si spende tanto e sempre di più. L’Uci chiede la tripla attività e le squadre femminili, adesso anche le Devo e stanno pensando anche a varare delle piccole scuole ciclismo per la categoria juniores. Calendario affollato, organizzatori umiliati, sovrapposizioni indecorose: questi sono grossi problemi che sembrano non interessare a nessuno, se non ai team, che faticano e si interrogano come andare avanti. Difatti siamo vicini al default.
La Arkea, nonostante abbia svolto un lavoro più che dignitoso, a fine stagione abbasserà la saracinesca. Fine delle trasmissioni. Intermarché e Lotto stanno lavorando a una fusione non semplice e comunque dolorosa. Il team Picnic è in gravi difficoltà economiche, così come diverse formazioni della massima categoria, a incominciare dalla Alpecin di Mathieu Van der Poel, uno dei corridori più mediatici in circolazione, che ha perso il secondo nome Deceunick e fatica a trovare un’alternativa.

CI SPOSTEREMO. Il fiato corto cominciano ad averlo tante squadre, troppe. Ad accorciarlo è anche la sezione femminile, che in tre anni ha visto triplicare i costi. Quando la Alé ha lasciato il ciclismo di serie A cedendo la propria struttura a quella che è oggi la UAE Team ADQ, il costo era di un milione e mezzo a stagione. Per il 2026 si parla di un budget di 10 milioni di euro. Per la Lidl Trek di 6 milioni, per la Jayco AlUla di 3 e mezzo: insomma, cifre da capogiro, che rendono le strutture fragili e francamente improduttive. L’investimento non è più vantaggioso, non ha un ritorno pari alle aspettative. È chiaramente eccessivo, sproporzionato per quello che al momento viene corrisposto e questo problema non è solo dato dal comparto femminile, ma anche da quello maschile, però la cosa sembra non interessare il grande manovratore, che procede sereno con una sola finalità: finché ce n’è, si prende. Quando crollerà tutto, vedremo di spostarci.
Manca una riforma dei calendari, una formulazione di classifiche semplici e chiare. È mai possibile che chi viene invitato con una wild-card a Giro, Tour o Vuelta rischi - in quanto formazioni di seconda divisione - di non fare punti o farne molto pochi rispetto a team molto più strutturati e chi invece resta a casa può beneficiare dell’andare a correre garette di terza fascia in giro per il mondo che portano in dote una montagna di punti? Se si fa un campionato di serie B che sia un vero campionato. Con un calendario ad hoc, con punti ben definiti: tutti uguali al traguardo del mio cuore.

RIDUZIONE. Forse è il caso anche di ridurre le squadre di World Tour, consentendo in questo modo a squadre di seconda divisione di trovare sponsor appetibili a prezzi molto più vantaggiosi. Meno squadre di World Tour - alle quali si garantisce tutto - e più wild-card, in modo da aiutare il sistema e quegli sponsor interessati che possono avvicinarsi ad uno sport molto efficace, ma a prezzi molto più abbordabili, senza il timore di saltare per aria. Lo so, ne sono consapevole, il mio ragionare è da poveretto, da persona che si accontenta, che pensa in piccolo e non sogna in grande. Temo però che grande sarà soltanto la fuga e non mi riferisco a quelle tentate dai corridori. Nel frattempo state sereni, i giudici Uci procederanno risoluti nella loro missione: muniti di centimetro, si occuperanno con scrupolo e rigore dell’altezza dei calzini dei corridori, guai a chi sgarra! E noi ci sentiremo al sicuro.

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