Selleri: «Il futuro del Giro U23? Discutiamone»

di carlo Malvestio

Fino a qualche anno fa erano conosciuti per essere gli organizzatori del Giro delle Pe­sche Nettarine, poi, negli ultimi quattro anni è cambiato tutto e sono diventati tra i più grandi e apprezzati organizzatori di eventi ciclistici. La storica Nuova Ci­cli­stica Plac­ci di Marco Selleri si è unita alla Communication Clinic di Marco Pa­varini, è nato Extragiro e con lui tanti eventi incentrati sulla bicicletta. La colonna portante di tutto l’apparato organizzativo è stato il Giro d’Italia U23: Davide Cassani, non appena è di­ventato coordinatore tecnico della Na­zionale Italiana, si è mosso affinché tornasse in calendario (l’ultima edizione era stata nel 2012), così si è rivolto ad un organizzatore esperto come Sel­leri e a Pavarini che, arrivando da am­bienti esterni al ciclismo, ha provato e sta provando a portare una ventata di aria fresca, soprattutto dal punto di vista commerciale (ad esempio i progetti “un euro per il ciclismo” e il “museo digitale diffuso del ciclismo”), a uno sport molto ancorato ai dogmi del passato.
Così il Giro U23 è ripartito nel 2017 con tanto entusiasmo ed è diventato ra­pidamente un punto di riferimento nel calendario di tutte le migliori squadre internazionali di categoria. Di apprezzamenti ne sono arrivati a iosa ma la grande svolta per Extragiro è arrivata durante la clausura della pandemia: Selleri e Pavarini sono stati i primi ad organizzare un evento ciclistico post lockdown, dando la possibilità a juniores e U23 di misurarsi in svariate prove all’interno dell’Autodromo di Imola. La cittadina romagnola si è poi tinta di arcobaleno, con Extragiro che si è pre­so la responsabilità di organizzare in extremis i Campionati del Mon­do a fine settembre 2020. In pochissimi giorni la macchina organizzativa ha allestito la rassegna iridata che ha vi­sto­ Ju­lian Alaphilippe campione del mondo. «Sinceramente ancora mi chiedo come abbiano ­fatto ad organizzare il mondiale in 20 giorni. E non solo lo hanno organizzato, ma lo hanno fatto anche bene, senza lacune. E posso assicurare che con le regole ferree dell’UCI era tutt’altro che facile» ha detto Ro­ber­to Mauri, membro della Commis­sione Tecnica per la Lega Ciclismo. Non contenti, quest’anno è nato anche il Giro di Romagna per Dante Ali­ghieri, sempre per Élite/U23, e si sono presi l’onere di allestire il Campionato Italiano a Imola.

GIRO U23, CHE FUTURO? - Il Giro U23 rimane il tratto distintivo, la prima creatura di Extragiro, e anche l’edizione del 2021 ha regalato tanti spunti interessanti.
«Dal punto di vista agonistico è stato sicuramente un successo - spiega Mar­co Selleri -. C’è tanta amarezza per quanto successo dopo la prima tappa quando, al di fuori della gara, ha perso la vita Sauro Coppini in un tragico incidente stradale. Sauro faceva parte or­mai da anni della nostra scorta tecnica ed è un dispiacere enorme perderlo co­sì, lo ricordo con affetto».
Dopo Pavel Siva­kov, Aleksandr Vla­sov e Tom Pidcock, quest’anno a farsi co­noscere è stato Juan Ayuso: «Direi che ha vinto il migliore, Ayuso è un fenomeno e il fatto che sia già con l’UAE Team Emirates non è proprio un caso. Sono curioso di vederlo tra i professionisti, alla Clasica San Se­bastian, per esempio, e poi al Tour de l’Avenir. Dopo tanti anni, stiamo lanciando sempre più dei bei corridori, alcuni potenziali fuoriclasse. Da quando abbiamo reinserito in calendario il Giro, tutti i vincitori, tranne Camilo Ardila che sta ancora cercando la sua dimensione, hanno già mostrato ottime cose tra i professionisti, vincendo o piazzandosi in corse importanti. Gli italiani ci sono, ma ancora manca il grande talento».
Quest’anno si è rivista la prova a cronometro, che ha regalato spettacolo e scossoni in classifica generale, ma Selleri non si espone sul fatto di riproporla in futuro ma, anzi, pone dei punti interrogativi sul futuro del Giro d’Italia U23. «Dobbiamo ancora capire se ci saranno dei prossimi anni. Il nostro progetto era nato per 4-5 stagioni e sia­mo già arrivati al quinto anno - ammette ancora Selleri -. I vertici federali sono cambiati, quindi dovremo sederci al tavolo e discutere i vari dettagli. Ab­biamo avuto tantissimi impegni dopo il Mondiale di Imola, tra Giro di Ro­ma­gna, Giro U23 e Campionati Italiani sono 20 giorni di corsa. Il carico di la­voro è stato pesante e non abbiamo avu­to molto modo di pensare al futuro. È quindi ancora troppo presto per dire se il Giro U23 ci sarà anche nel 2022».
Anche Pavarini gli fa eco: «In un anno e mezzo abbiamo organizzato di tutto, da un Campionato del Mondo ad uno Italiano. Non è chiaramente facile trovare le motivazioni per andare ancora oltre, anche perché oltre, forse, non possiamo andarci. E per me che venivo da fuori il ciclismo è veramente qualcosa di grande». A chi di dovere il compito ci convincerli a continuare nel loro preziosissimo lavoro.

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