Zurigo 2024, scontro tra titani

di Carlo Malvestio

Dopo averli visti soprattutto singolarmente, un po’ qua e un po’ là, il Mondiale di Zurigo 2024 è l’occasione per radunare il gotha del ciclismo internazionale in un’unica, elettrizzante gara. E al giorno d’oggi, quando parliamo di gotha del ciclismo parliamo di alcuni dei mi­gliori atleti della storia di questo sport. Basti pensare allo show che hanno offerto un anno fa a Glasgow, una lotta senza esclusione di colpi scatenatasi a più di 50 km dall’arrivo. Ma degli attesi protagonisti parleremo più avanti, perché la settimana iridata di Zurigo (21-29 settembre) radunerà anche junior, U23, donne e atleti paralimpici, con prove a cronometro e gare in linea su strada.
La Svizzera ha dovuto attendere più del previsto per tornare ad ospitare un Mondiale, visto che nel 2020 era tutto apparecchiato per la rassegna di Aigle-Martigny ma il covid si è messo di traverso, chiamando Marco Selleri e Mar­co Pavarini a fare il miracolo organizzativo di Imola in extremis. L’ultimo mondiale elvetico risale quindi al 2009, quello che regalò la maglia arcobaleno a Cadel Evans e Tatiana Guderzo. Da quando però in calendario ci sono i Mondiali, vale a dire dal 1921, la Sviz­ze­ra è stata scelta come paese ospitante ben 10 volte - questa è l’undicesima - e per Zurigo non sarà la prima volta. Cer­to, parliamo ormai di un secolo fa, ma la città più grande di Svizzera (450 mila abitanti) ha già visto la sfida per l’iride sulle sue strade, nel 1923, quando ancora non era stata introdotta la maglia arcobaleno (na­scerà nel 1927) e si sfidavano solo i professionisti ma­schi, e poi nel 1929 e 1946, la prima edizione post guerra, in cui era prevista anche una gara per dilettanti. 78 anni dopo saranno allestite ben 38 gare, comprese quelle riservate ai paralimpici.
Se si parla di ciclismo e Zurigo, però, la prima cosa che torna alla mente, più di quelle remote edizioni dei Mondiali, è la Züri-Metzgete, il Campionato di Zu­rigo, una grande classica che si è svolta dal 1914 al 2006, che ha fatto parte della Coppa del Mondo e poi del circuito Pro­Tour, prima di scomparire per mancanza di fondi. Viene ricordata per essere stata l’unica classica a non fermarsi durante la Seconda Guerra Mon­diale, ma anche alcuni nomi dell’albo d’oro non sono per nulla male: Gino Bartali, Hugo Koblet, Franco Bi­tossi, Italo Zilioli, Roger De Vlae­minck, Freddy Maertens, Fran­cesco Mo­ser, Giuseppe Saronni, Johan Mu­seeuw, Maurizio Fondriest, Davide Re­bellin, Michele Bartoli e Paolo Bettini, solo per citarne alcuni. Sì, Zurigo di campioni ne ha già visti tanti. 

LE CRONOMETRO. Ad aprire il Campionato del Mondo nella giornata di sabato 21 settembre sarà il Team Relay Mixed Handbike sulla distanza di 14,7 km complessivi, con 9 giri del circuito di Seefeld (lungo 1,5 km). Come di consueto, poi, si susseguiranno le prove a cronometro, le cui lunghezze varieranno in base alla categoria. Coi suoi 46,1 km la prova elite sarà ovviamente quella più lunga: si partirà dall’antico velodromo di Oerlinkon e via Dübendorf, lungo il lago Grei­fensee, gli atleti attraversano Mön­chaltorf, dove il percorso di gara si unisce a quello delle gare che partiranno da Gossau. Dopo una salita verso le pendici del Pfannenstiel (2,5 km al 5%), seguirà una discesa e quindi un nuovo strappetto di 600 metri al 7%, fino alle rive del lago di Zurigo a Mei­len. Da lì, il percorso costeggerà il lago su un percorso diretto fino al traguardo di Sechseläutenplatz. Da Gossau partiranno le donne elite e gli uomini U23, per un totale di 29,9 km complessivi. Le restanti prove a cronometro ini­ziano poco prima di Sechseläuten­platz (Kreuzstrasse) e costeggiano il lago fino a uno dei tre punti di svolta (a seconda della gara) per poi tornare al traguardo a Sechseläutenplatz. Gli uomini junior si testeranno su un percorso di 24,9 km, le donne junior su uno di 18,8 km, ed entrambi non presenteranno difficoltà altimetriche. Il Team Relay, invece, si svolgerà sul circuito cittadino che i corridori troveranno poi nelle prove in linea; ci saranno da fare due giri, per un totale di 53,7 km, il primo affidato a tre uomini, il secondo a tre donne.

LE PROVE IN LINEA. La prova degli uomini, che chiuderà la rassegna iridata domenica 29 settembre, partirà da Winterthur e presenterà un primo tratto in linea di 69 km attraverso l’hinterland zurighese, con le salite di Buch am Irchel (4,8 km al 4,2%), Kyburg (1,3 km al 10,1%) e Suessblatz (1,7 km all’8,5%), prima di entrare nel circuito cittadino di 27 km da ripetere 7 volte. Il circuito comincia dal ponte Quai­brücke e ha come punto cruciale la salita di Zürichbergstrasse (700 metri all’8,4%) che va poi verso Witikon (1,9 km al 6,2%). In cima ci saranno 10 km ondulati prima della picchiata su Küsnacht, dove ci saranno gli ultimi 6 km per le vie del centro di Zurigo. Do­po 273,9 km complessivi, i corridori avranno affrontato ben 4.300 metri di dislivello positivi, destinati a rendere la corsa molto selettiva.
Tutte le altre gare scatteranno da Uster e faranno uno o due giri attorno al lago Grifensee, a seconda della categoria, dopodiché da Maur faranno rotta su Zurigo ed entreranno nel circuito cittadino attraverso la salita di Binz (1,5 km al 9,3%). Gli uomini U23 e le donne élite affronteranno 4 giri del circuito finale, anche se i primi avranno un doppio giro iniziale per il lago Gri­fensee, per un chilometraggio complessivo di 173,6 km, mentre le donne si fermeranno a 154,1 km con un unico giro del lago. Gli uomini junior affronteranno 3 giri di circuito per un totale di 127,2 km, mentre le donne junior un giro secco dopo il tratto in linea, per 73,6 km di gara.

PROTAGONISTI ATTESI. Come avevamo anticipato, Zurigo sarà il luo­go di ritrovo dei fuoriclasse. Ci sarà Tadej Pogacar (Slo­venia), che ha saltato le Olimpiadi e in­segue uno dei pochi allori che gli mancano. Dovesse vestirsi di arcobaleno diventerebbe l’unico, insieme a Eddy Merckx e Stephen Roche, ad essere riuscito a vincere Giro, Tour e Mon­diale nello stesso an­no. Il bastone tra le ruote proverà a metterglielo Remco Evenepoel (Bel­gio), fresco di doppietta crono/prova in linea ai Gio­chi Olimpici di Parigi 2024, che insieme a Wout Van Aert formerà una coppia micidiale, in grado di mettere in difficoltà anche uno come Pogacar. E non si può dimenticare il campione in carica, Mathieu Van der Poel (Paesi Bassi), che quando mette nel mirino un obiettivo raramente sbaglia. 
Certo, il percorso è sicuramente meno adatto alle sue caratteristiche rispetto a quello di Glasgow, ma è difficile credere che venga in Svizzera per fare la comparsa.
Per l’Italia le speranze migliori arriveranno ancora una volta dalla prova a cronometro, dove Filippo Ganna, pur in un percorso non totalmente pianeggiante, può ambire al massimo risultato. Certo, se dovesse trovare un Eve­ne­poel in formato Parigi 2024, puntare alla medaglia d’oro diventerebbe im­presa tutt’altro che semplice.
Grande bagarre è attesa anche tra le donne, con la campionessa in carica Lotte Kopecky (Belgio), la fortissima Demi Vollering (Paesi Bassi), la vincitrice del Tour de France Femmes Katarzyna Niewiadoma (Polonia), la vincitrice del Giro Women Elisa Longo Borghini (Italia) e la campionessa olimpica Kristen Faulkner (Stati Uniti) che si candidano per la corsa alla maglia più bella.

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