Lotte Kopecky, regina dell'anno

di Giorgia Monguzzi

Lotte Kopecky è stata la regina indiscussa di Glasgow 2023: per lei una medaglia di bronzo e tre titoli iridati, tra i quali quello prestigioso della corsa in linea che è arrivato al culmine non solo di una settimana magica, ma di una stagione che l’ha consacrata nell’Olimpo.
I numeri della belga sono pazzeschi: 6 titoli mondiali  e 3 titoli europei in pista, una medaglia d’oro e una d’argento su strada, 8 titoli nazionali tra corsa in linea e crono, 2 giri delle Fiandre, una Strade Bianche e molte altre vittorie e piazzamenti. Lotte è di poche parole perché preferisce sempre esprimersi con i fatti, è riservatissima e determinata a superare i suoi limiti, un’atleta completa capace di vincere in pista, su strada, ma anche di fare la differenza nel ciclocross dimostrando così che la multidisciplinarietà non è un fre­no ma un valore aggiunto. Come dice lei, ogni giorno scopre qualcosa di sé, da velocista praticamente pura infatti ha lavorato sodo fino a diventare una vera e propria esperta nelle classiche e ora è in grado di tenere anche su salite impegnative, una su tutte il Tourmalet.
Ha ventisette anni, è originaria di Rumst, una cittadina belga ad una trentina di chilometri da Bruxelles, proprio al centro delle Fiandre dove si cresce a pane e ciclismo, ma le due ruote sono arrivate per caso nella sua vita.
Seconda di tre fratelli, Lotte ha iniziato ad andare in bici seguendo le orme del fratello maggiore Seppe, due anni più grande di lei che è stato in sella per set­te anni arrivando fino a raggiungere dei buoni risultati nella categoria ju­nior. Lotte ha provato tantissimi sport dal basket al calcio, ma poi la bicicletta l’ha affascinata e dopo mille richieste a 11 anni ne ha ricevuta una in regalo. Da quel momento non è più stata sen­za e ha fatto di tutto per arrivare sulla vetta del mondo. A supportarla c’è sempre stata mamma Anja che l’ha spronata ad inseguire il suo sogno, così come il fratello minore Hannes, il non­no materno François e Seppe, il suo tifoso numero uno con cui si allenava senza sosta.
Dopo tanti sacrifici Lotte è approdata nel professionismo nel 2015 alla Topsport Vlaanderen per poi trascorrere le successive cinque stagioni alla Lotto Soudal Ladies dove è cresciuta passo dopo passo affrontando corse internazionali e confrontandosi con le grandi regine del ciclismo. La prima vittoria è arrivata nel 2016 in Belgio al Trofee Maarten Wynants dove è stata protagonista di una poderosa volata, da quel momento non si è più fermata. Ogni stagione è stata per Lotte l’occasione di crescere senza mai strafare, ma imparando dagli errori commessi. La pista le ha dato la sicurezza nelle volate e i titoli vinti (il primo mondiale è del 2017 nella madison) le hanno fatto capire che il suo sogno stava poco alla volta diventando realtà. Ha lavorato tanto fino a diventare non solo un’ottima sprinter ma soprattutto un’atleta completa che ad oggi è la migliore in assoluto nelle corse di un giorno.
I tifosi italiani l’hanno conosciuta nel 2020, l’anno folle della pandemia ma che ha rappresentato per Lotte un vero e proprio momento spartiacque: è stata in quella stagione che ha colto il primo successo nel World Tour. La belga si era presentata al Giro Donne emozionatissima, consapevole che con quella partecipazione stava correndo tra le mi­gliori atlete al mondo, ogni giorno era una nuova avventura. Alla partenza e all’arrivo c’era sempre un sorriso an­che se aveva colto l’ennesimo piazzamento, poi però nella tappa da Nola a Maddaloni è stata lei ad alzare le braccia al cielo. Dopo il traguardo era stata una liberazione, era finalmente riuscita a vincere. Aveva abbracciato tutte le compagne ringraziandole una ad una, inizialmente incredula, aveva realizzato poco alla volta di aver compiuto un’impresa, era felice, voleva ur­larlo al mondo.
In zona mista ci aveva raccontato le sue emozioni e di come aveva iniziato ad andare in bici, avrebbe voluto farlo con altri, far conoscere la sua storia, ma oltre a noi non c’era nessuno. Tutti gli occhi quel giorno erano puntati sulla maglia rosa Annemiek Van Vleuten che era caduta nel tratto finale: l’olandese si era presa tutta la scena lasciando Lotte su un podio quasi sen­za pubblico e con una festa praticamente a metà. Il giorno successivo per la belga non c’era stato quasi posto nei giornali sportivi, una vittoria la sua che quasi non esisteva, ma un giorno si sarebbe ripresa tutto quanto.
Dopo alcune stagioni con ottimi risultati la vera consacrazione è arrivata nel 2022 quando, approdata nello squadrone Sd Worx, è riuscita ad alzare le braccia al cielo alle Strade Bianche e al Giro delle Fiandre, la corsa di casa che ha sognato con tutto il cuore. Due vittorie che si è presa con forza battendo Annemiek Van Vleuten, la stessa che due anni prima le aveva involontariamente rubato la scena. Lotte è cresciuta, ha lavorato in salita imparando a fare la differenza negli strappi e oltre alle quattro vittorie totali è riuscita a portarsi a casa una serie di piazzamenti che hanno impreziosito la sua carriera.
Lotte ha definito il suo 2023 un anno pazzo, una vera e propria montagna russa con cui ha attraversato la gloria, ma anche il dolore più grande. La stagione era iniziata praticamente in maniera perfetta: una vittoria già alla prima gara in Belgio e poi un secondo posto alle Strade Bianche dietro la compagna di squadra Demi Vollering, poi però qualcosa in Lotte ha rischiato di rompersi. L’11 marzo Seppe, il fratello maggiore e suo principale punto di riferimento, è scomparso all’età 29 anni; una perdita terribile davanti a cui la belga avrebbe potuto crollare, ma è riuscita a fare esattamente il contrario. Lotte ha reagito con forza correndo in bici così come il fratello l’aveva spinta a fare e solo quattro giorni dopo ha convinto la squadra a schierarla al via della Danilith Nokre Koerse dove ha regalato un grande spettacolo. Ha cor­so con il cuore attaccando tutto il giorno e nei 7 chilometri finali, affrontati in solitaria, mille pensieri le hanno affollato la mente: c’era Sepp ad accompagnarla così come aveva fatto negli anni precedenti, il suo tifoso numero uno che in realtà non l’ha mai lasciata.
Da quella perdita Lotte ha trovato la forza di andare oltre i suoi limiti, ha bissato il successo al Fiandre, ha ottenuto il doppio titolo nazionale, ma è al Tour de France Femmes che ha regalato lo spettacolo vero. La Sd Worx era il team sorvegliato speciale della vigilia, uno squadrone acchiappatutto con la capitana Demi Vollering, ma con il ri­schio frenare le altre ragazze. Invece Lotte il suo spazio l’ha trovato fin da subito e nella prima frazione, mentre tutti controllavano Vollering e Wiebes, è partita con un’azione che avrebbe ripetuto due settimane dopo al mondiale. Vittoria di tappa e una maglia gialla che la belga non avrebbe ceduto tanto facilmente; ogni giornata. seppure non particolarmente dura, l’ha vista protagonista con la certezza di dover cedere il simbolo del primato sul temibile Tourmalet. Invece sulle montagne Lotte non è crollata, quando le altre scalatrici si staccavano lei ha stretto i denti con la consapevolezza di avere l’occasione della vita. La belga da velocista ed esperta di classiche ha chiuso sesta in cima ad una delle salite più impegnative in assoluto; il giorno successivo è stata protagonista di una bellissima crono che le ha fatto chiudere in seconda posizione il Tour De France. Si tratta di un risultato che la fa pensare in grande: un  giorno forse potrebbe fare veramente la differenza in un grande giro.
Dopo il Tour, Lotte non si è più fermata e ha affrontato i mondiali con una forma incredibile. Su pista in una manciata di giorni prima si è riconfermata campionessa nell’eliminazione e poi si è presa il titolo nella corsa a punti e il bronzo nell’omnium. Per la prova in linea c’era un percorso duro con tanti strappi, tracciato perfetto per la belga che aveva tutti i favori del pronostico. Lotte non ha mai sentito la pressione, per tutta la gara è rimasta concentrata combattendo da sola contro la temibile corazzata  olandese. È stata presente in ogni azione, lesta in prima fila senza mai perdere la calma nemmeno quando il vantaggio della svizzera Chabbey, scattata nel secondo giro, pareva irrecuperabile. A 35 km l’azione decisiva, un gruppo di sette, un tutte contro Lotte che non si è mai fatta trovare im­preparata, da sola ha seguito tutte ge­stendo le energie, spremendo le avversarie e portandole ad un limite che soltanto lei è riuscita a superare. Nel giro finale, ri­masta sola con la danese Ce­cilie Utrupp Lud­wig, ha accelerato su uno degli ultimi strappi affrontando gli ultimi 6 chilometri in solitaria. Una vera e propria cavalcata nel dolore e nella gloria, Lot­te, come ha raccontato dopo il traguardo, era svuotata, non aveva più pensieri dopo una stagione che dalla tristezza l’ha portata sul tetto del mondo.
«Non ho parole, non mi sembra vero. In questo 2023 sono successe tante cose, non so come ho trovato la forza per arrivare a questo punto» si è limitata a dire emozionatissima alla tv internazionale. Negli occhi della belga le lacrime di un’emozione gigantesca, il pensiero per il fratello che le è sempre stato accanto. In maglia iridata ora è pronta a compiere altre imprese vivendo il sogno di correre in bici, sorridente e determinata con la consapevolezza che non sarà mai sola.

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