Gatti & Misfatti

Vinge il saggio

di Cristiano Gatti

Vinge ha già vinto il prologo del Giro 2026. Semplicemente decidendo di venirci. Arriverà in Bul­garia con la maglia rosa. Poi, strada facendo, cercherà di me­ritarsi anche l’ultima di Roma. Nel frattempo, da qui a maggio, gli spettano solo applausi da leader. Ma non tanto perché salva la no­stra corsa dall’anonimato, an­che sì, quanto perché dimostra una virtù purtroppo sempre meno diffusa nel mon­do che calcola tutto in accrediti bancari: la saggezza.

A chi sicuramente starà già partendo con i post al vetriolo per spiegarmi che anche Vinge viene in Italia per soldi, chissà quanti gliene ha dati Cairo (sì, notoriamente uno dalle mani bucate, certo), a questo “chi” dico fermati subito: cer­to a Vinge piacciono i soldi, perché no, certo anche lui sa fare buoni contratti, ma certo non ha bisogno di venire al Giro per fare fatturato. Dun­que, mettiamo da parte definitivamente i calcoli economici e parliamo - se possibile, una volta - di ragionamenti dell’intelligenza.

Liberiamoci per una volta della dietrologia tossica e del complottismo tenebroso, cercando sempre una verità più vera della semplice verità. Fa pure bene alla salute. Molto più logica, molto più lineare, è davvero la linea della saggezza. Vinge sa che vincendo il Giro passa davanti persino a Pogacar, mettendo assieme tutte le più grandi corse a tappe, collezione riservata a pochissimi collezionisti dai lombi nobilissimi. Inoltre. Sempre vincendo il Giro, Vinge mette subito in utile il bilancio del 2026, perché qualunque cosa si possa dire del Giro d’Italia, vincere il Giro d’Italia resta comunque un traguardo che vale una stagione. Dice: ma se poi perde il Tour... Se poi perde il Tour, sarà sempre meno gra­ve che perdere il Tour correndo solo il Tour. Credo che sag­gezza gli abbia insegnato co­me concentrare tutto se stesso sulle tre settimane francesi sia un rischio troppo grosso, con Pogacar in giro, ma in fondo sia anche un pe­ricolo per la propria serenità e il proprio equilibrio, di conseguenza per la propria efficienza, perché non c’è come fare agonismo con un eccesso di pressione addosso per complicarsi la vita. Vincere il Giro senza esaurirsi (il percorso è giusto), quindi andare al Tour con animo più leggero, più sereno, con la coscienza già a posto, e la libertà di sfidare Teddy senza ossessioni, in leg­gerezza: questo il giusto obiettivo. Poi si sa che senza zavorre psicologiche la resa ci guadagna. Il primo a tenere in piedi questa idea è proprio Pogacar, che da poco ha dimostrato la praticabilità del pia­no, dopo anni e anni trascorsi a raccontarci che ormai Giro e Tour insieme non fossero più possibili. Certo, non si può dire che Teddy al Giro abbia fatto il minimo indispensabile, che si sia risparmiato in chiave Tour, ma Teddy è Ted­dy, il suo modo migliore per campare sereno è stravincere tutti i giorni, lo stress vero lo assale quando perde.

Poi ci sono gli optional e gli accessori, in questa operazione Giro. Primo fra tutti, stabilire un legame simpatia nel mercato italiano, dove finora Vinge non ha seminato granchè, è sempre apparso e sentito come estraneo, lontano, sconosciuto, a parte qualche ba­gliore di Tirreno-Adriatico. Il pubblico italiano è competente, molto più di quello francese che nella maggioranza va al Tour come va all’acquapark, per fare festa, per godersi l’estate, il pubblico italiano ri­conosce il talento ed è subito pronto ad applaudirlo, anche se magari non è in cima alle sue simpatie tifose. Sono strasicuro che anche i devoti di Po­gacar saranno pronti a ri­conoscere la forza di Vin­ge­gaard, se Vingegaard saprà do­narsi e concedersi sulle strade italiane. È successo con i Dumoulin e i Froome, è successo persino con Yates l’anno scorso, succederà an­che stavolta. Per essere amato e rispettato, a Vinge basterà amare e rispettare il Giro. E alla fine l’operazione si chiuderà con un grosso utile e un ottimo dividendo, se vincerà.

E se non vincerà? Que­sto è l’unico rischio, vero e concreto. Ve­nendo al Giro come seconda forza del ciclismo mondiale, Vinge sa di mettersi in una posizione d’obbligo. Può solo vincere. A poco varrà la scu­sa, in caso di sconfitta, che ha corso il Giro solo per allenarsi. Le sconfitte restano, senza se e senza ma. Per cui, perdere il Giro intaccherà di parecchio la sua autorevolezza, con ragionamenti del tipo “se perde al Giro da XY, come fa a pensare di battere Pogacar al Tour”. E via di seguito con le dicerie. Meglio non rilassarsi, meglio imporre la propria levatura, come all’ultima Vuelta, e soffocare sul nascere i mugugni. E questa in fondo è la migliore garanzia per noi: per quanto la si possa raccontare, un campione non viene al Giro per allenarsi. Può vincere senza dannarsi, senza esagerare come Teddy, ma vince. E se perde, è allora che serve altra saggezza: per accettarsi. Senza scuse.

Copyright © TBW
TBRADIO

00:00
00:00
ASSOS e Db celebrano la loro prima collaborazione con un sistema esclusivo di tre elementi, ovvero la Roamer Pro Split Duffel 50L, il Torq Trunk e la Crown Case, un kit disegnato per semplificare la vita dei ciclisti che si...


La Unbound Gravel rappresenta per molti la gara gravel per antonomasia ed anche un benchmark per le aziende, sempre pronte ad innovare per dare ai propri atleti importanti marginalità per andare più forte e impiegarci di meno. In Kansas le...


La tendenza è questa ed innegabile che tutti i principali protagonisti del WorldTour pedalino oggi con scarpe dotate di lacci. Ad essere svelate nelle ultime ore sono state le Trek RSL Lace Road e MTB, due calzature che spesso hanno...


Ursus rafforza la propria presenza nel mondo della MTB con una nuova partnership internazionale. Per la stagione 2026, l’azienda di Rosà (Vicenza) fornirà le ruote al Team KMC, una delle realtà più importanti nei Paesi Bassi nel settore off-road....


È ufficialmente in vendita NALINI AEROBAG BIBSHORT, il primo pantaloncino a integrare un sistema airbag sviluppato specificamente per il ciclismo, Il rivoluzionario prodotto nasce dall’incontro tra innovazione tecnologica, ricerca sui materiali e la cultura racing che da sempre contraddistingue l’azienda....


Partiamo dal primo punto fermo, ovvero dalla “Equation of Speed”, il modello messo a punto da Specialized in cui troviamo tutto quello che serve come coefficiente aerodinamico, peso, caratteristiche del terreno, resistenza al rotolamento e potenza del rider, abbastanza per...


Partiamo da un verdetto che sembra inappellabile: sfruttando una pari costruzione, pneumatici da 32 mm offrono un guadagno nel rotolamento del 5% rispetto ai modelli da 30 mm, migliorando inoltre comfort e aderenza. Vi basta? Da questo principio Hutchinson ha...


L’ottima storia di Northwave nel mondo del ciclismo off-road continua con una vera regina, ovvero la nuova Extreme X, la calzatura che l'azienda trevigiana ha pensato per il ciclismo moderno che stiamo vivendo oggi. Nate per i campioni, offrono prestazioni pazzesche...


Se nel gravel una maglia e bib aero non sono più abbastanza per voi, la soluzione giusta si chiama Unlimited Speedsuit, il body prodotto da Castelli sulle indicazioni di chi il gravel lo corre ai massimi livelli. Tessuti e soluzioni...


Il Giro d’Italia è arrivato a Milano e per Nuncas la quindicesima tappa ha significato un vero e proprio benvenuto a casa. L’azienda milanese, da anni specializzata nella cura dei tessuti e dei capi tecnici, ha accolto in città i...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024